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Belgio: tra le economie più globalizzate al mondo.

Con 24 miliardi di Euro di interscambio commerciale con il nostro Paese ed un reddito procapite di 36.830 Euro, il Belgio rappresenta un partner di primario livello in campo economico e commerciale, oltre che politico, culturale e sociale per l’Italia.

Forse più di tanti altri Paesi Membri, il Belgio ha saputo adattare il concetto di “mercato unico europeo” alla sua economia, trasformandosi in uno dei mercati più aperti e concorrenziali al mondo.

Logistica, ICT, biotecnologie ed energie rinnovabili sono i nuovi settori che stanno trainando il Belgio verso l’economia globalizzata del XXI secolo. Ad essi, si affiancano quelli tradizionali: automotive, industria pesante, agro-industria, in cui l’export ha un peso determinante ed obbliga il sistema economico ad un continuo processo di innovazione e crescita competitiva.

 

 

Nel cuore dell’Europa

Il Belgio si posiziona perfettamente al centro dell’Europa: nel cuore dell’asse geo-economico Liverpool-Genova che, con i suoi 1500 km di lunghezza e 200 di larghezza, ingloba un’area di 70 milioni di persone dove si concentra il 65% dell’attività economica Europea.

Il Belgio ha saputo sfruttare al meglio tale vantaggio localizzativo, trasformandosi in pochi anni in uno degli hub logistici più importanti al mondo. Il fatturato del settore trasporti e logistica è infatti cresciuto del 135% negli ultimi 10 anni, e, con un turnover annuale che supera gli 85 miliardi di Euro e 300.000 persone impiegate, contribuisce al 9% del PIL nazionale e rappresenta uno dei primi 5 driver per l’economia belga. Snodo fondamentale del sistema intermodale di connessione logistica è il Porto di Anversa che, con i suoi 178 milioni di tonnellate di merci movimentate nel 2010, ha consolidato la 2° posizione (dopo Rotterdam) quale principale porta d’accesso all’Europa.

Più in generale, per densità e varietà di vie di comunicazione e di infrastrutture, il Belgio si posiziona al 1° posto nel giudizio delle imprese di logistica (fonte: Cushman&Walkefield).

Alla centralità geografica, si affianca una indiscussa centralità politica del Belgio grazie al ruolo internazionale di Bruxelles che, nonostante sia relativamente piccola (1 milione di abitanti), ha saputo conquistarsi un posto di livello mondiale per i servizi legati agli affari internazionali. La “Capitale dell’Europa” si posiziona infatti al 2° posto, dopo Washington, per numero di lobbisti (15.000) e, dopo New York, per numero di diplomatici (1.200). Sono circa 1.200 i giornalisti accreditati presso le Istituzioni UE, 300 gli Uffici delle Regioni e 3.000 i gruppi di interesse che ogni giorno trasformano la Capitale del Belgio in un network di relazioni ed affari. Secondo l’UIA (Union of International Associations), Bruxelles si posiziona al 1° posto in Europa ed al 2° a livello mondiale, per numero di congressi di associazioni.

Ma Bruxelles non vive di solo politica: nel settore ICT  si contano 1.100 imprese che danno lavoro a 32.500 persone e generano un fatturato annuale pari a 3.2 Miliardi di Euro; in quello sanitario operano 74.000 persone con punte di eccellenza grazie ad un network di 47 ospedali, 4 ospedali universitari e numerosi centri di ricerca pubblici e privati. Senza raggiungere, infine, i livelli di Londra o New York, Bruxelles ha anche un ruolo come centro finanziario, in quanto sede di numerosi Istituti ed operatori internazionali.

 

 

Il valore aggiunto della “Pharma Valley”

La rivista NATURE inserisce il Belgio tra i primi 10 Paesi al mondo per l’innovazione nei settori scienza della vita e biomedicale. Il valore aggiunto di questa “Pharma Valley” si riflette in circa 200 imprese specializzate nel settore “biotech” che a livello Europeo rappresentano: il 7% dell’intero comparto, il 16% del fatturato ed il 10% degli investimenti complessivi in R&D. Secondo uno studio di PriceWaterHouseCoopers, il Belgio si posiziona al 3° posto in Europa in termini di capitalizzazione di mercato delle imprese biotech quotate in Borsa, con un valore nella media 5 volte superiore a quello delle imprese di settori omologhi nei primi 5 Paesi Europei.

Più in generale, il settore farmaceutico in Belgio occupa 30.000 persone (pari al 5% dell’impiego del settore privato) ed è responsabile dell’11% del suo export complessivo (tra i Paesi OCSE, soltanto la Germania è in grado di offrire dati migliori).

Solo negli ultimi tre anni, ammontano ad oltre 1 miliardo di Euro gli investimenti delle imprese nel settore biotech. Nel 2011, il colosso americano GENZYME ha investito 250 Milioni di Euro per la costruzione di una nuova unità produttiva a Geel, vicino ad Anversa, che dovrebbe concentrare in Belgio gran parte della produzione mondiale di Myozyme e permettere la creazione di 600 nuovi posti di lavoro. UCB, GSK, Pfizer, Baxter sono altri colossi della farmaceutica mondiale ad avere investito nelle biotecnologie in Belgio.

 

 

Sulle ali della “green-economy”

Tradizionalmente conosciuto come il Paese del carbone e dell’acciaio, negli ultimi anni il Belgio ha avviato una importante “rivoluzione verde” puntando a soddisfare, di qui al 2020, il 13% del proprio fabbisogno energetico attraverso fonti rinnovabili.

Secondo autorevoli studi, il settore delle rinnovabili nella sola Vallonia dovrebbe permettere la creazione di 15.000 posti di lavoro entro il 2020 (che si andrebbero ad aggiungere ai 9.400 già esistenti), con investimenti che si aggirano tra gli 8 ed i 15 Miliardi di Euro nei prossimi dieci anni.

Attualmente, la produzione di energia “verde” è ancora piuttosto limitata: l’idroelettrica rappresenta l’1.9%  del totale; l’eolico l’1.1% ed il fotovoltaico lo 0.2%. Entro il 2020, secondo le stime più accreditate, le fonti rinnovabili dovrebbero assicurare la produzione di 11.683 MW. Di cui: 6.325 MW saranno prodotti dal settore eolico; 3.400 MW dal fotovoltaico ed il restante da biomasse (1.703 MW), turbine ad acqua (157 MW) e geotermico (59 MW).

Le liberalizzazioni introdotte nel mercato energetico negli ultimi anni hanno spinto i principali player a livello mondiale ad investire in Belgio. Electrabel (GDF-Suez), ENI, SPE-Luminus (EDF), Swedish Nuon, Dutch Essent ed E.ON sono entrati nel mercato dell’energia in Belgio con importanti investimenti, anche nelle rinnovabili: la sola GDF-Suez ha approvato piani di investimenti nelle “fonti pulite” per 1.3 Miliardi di Euro, di qui al 2014.

Ma accanto ai grandi gruppi internazionali, si assiste alla nascita  di importanti realtà nazionali, come la fiamminga Electrawinds, fondata nel 1998 come azienda famigliare ed oggi diventata una realtà importante con una capacità produttiva in Belgio di 200 MW tra eolico, fotovoltaico e biomasse ed investimenti in Francia, Italia, Sudafrica e Romania. Altra “start-up” di successo è la AirEnergy che, a pochi anni dalla sua fondazione (2001) ha raggiunto la quotazione in Borsa nel 2008.

Nuovi investimenti sono attesi infine sulla costa del Mare del Nord dove il Governo Federale ha individuato una zona destinandola unicamente ad investimenti per la costruzione di parchi eolici. Nel suo complesso, sono circa 6 i progetti di maggiore impatto con investimenti pari a 5 miliardi di Euro, l’installazione di 500 turbine eoliche e la generazione di 2.300-2.7000 MW di energia.

Più in generale, negli ultimi 10 anni, il numero di imprese attive nel campo ambientale in Belgio è cresciuto del 44%. Un settore in forte espansione, trainato dalle attività di ricerca e sviluppo, con un fatturato che ha raggiunto i 7.9 miliardi di Euro ed investimenti superiori al miliardo di Euro. Nel suo complesso, la green economy dà lavoro a 77.000 persone in Belgio.